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mercoledì 6 gennaio 2010

Lotteria Italia - News: Lotteria Fasulla? (di Andrea Colelli)


Oggi 6 gennaio è andato in onda "Affari Tuoi Speciale Lotteria Italia" , la trasmissione condotta da Max Giusti si occupa anche quest'anno della Lotteria Italia.
11,6 milioni di biglietti venduti nelle tabaccherie e nei giornalai di tutta Italia, in calo rispetto agli anni precedenti.

"La cosa sconvolgente non è certamente il calo della vendita dei biglietti di quest'anno"

Durante la trasmissione, intorno alle ore nove, in collegamento con Affari Tuoi ci sono i Monopoli di Stato.
L'estrazione deve avvenire in diretta così come riferito dalla presentatrice e nel momento in cui viene pronunciata la frase "Andiamo avanti con l'estrazione" una scrutinatrice ha cominciato a riferire le iniziali del primo biglietto. Così la presentatrice preoccupata interrompe immediatamente il collegamento.
Il presentatore ha capito che qualcosa non è andata per il verso giusto e prosegue con l'apertura dei Pacchi, anche lui sbalordito.
L'estrazione doveva avvenire in diretta e ciò non è stato perchè si conosceva il numero del biglietto.Poi la presentatrice ha riferito che non è successo nulla; ma ci prendiamo in giro? Come non è successo nulla? Vuole prendere per i fondelli milioni di italiani che hanno guardato la trasmissione e che hanno acquistato i biglietti.
Questo lascia insospettire tutti gli italiani che si affidano ogni settimana all'AAMS giocando il lotto, il superenalotto e via dicendo.
E se i vincitori vengono selezionati in base a criteri diversi da quelli dell'estrazione? Potrebbe anche sorgerci il dubbio.
Il dubbio che non ci sia una vera e propria estrazione equilibrata ed imparziale, ma qualcosa di più immorale.

Quindi Lotteria Fasulla? Così si potrebbe dire dato che i chiarimenti da parte della presentatrice sono stati poco chiari ed inutili. Un insulto alla popolazione italiana, ai telespettatori e a chi ha perfino speso cinque euro per quel biglietto.

martedì 27 ottobre 2009

BERLUSCONI CORRUTTORE GIUDIZIARIO


La sentenza della corte d'appello ha confermatola la condanna nei confronti dell'avvocato Mills: quattro anni e mezzo per corruzione in atti giudizari e 250 mila euro da risarcire alla Presidenza Del Consiglio.
Quindi viene dimostrato che 600 mila dollari furono utilizzati dalla Fininvest per corrompere l'avvocato affinchè potesse testimoniare il falso. Berlusconi qui svolge il ruolo di corruttore giudiziario, è quello che dice Di Pietro nelle sue ultime interviste.
Inoltre per quanto riguarda la parte su Berlusconi si riprenderà tra novembre e dicembre, il processo era stato bloccato in seguito al Lodo Alfano. La data del processo è fissata per il 2011.

Il presidente della regione Lazio Pietro Marazzo si è dimesso per uno scandalo riguardante una possibile relazione con un transessuale.
Un caso diverso da quello di Berlusconi, infatti aldilà dei possibili gusti sessuali di una persona che è cosa personale. Berlusconi ha avuto un ruolo decisivo nella politica italiana e i processi che lo riguardano consistono in casi seri e gravi.
Non si tratta di un qualcosa di privato poichè un uomo con procedimenti giudizari in corso non dovrebbe fuggire da essi, ma affrontarli se non ha nulla da nascondere.

domenica 23 agosto 2009

L'UMANITA' CALPESTATA (di Gad Lerner)


L’umanità calpestata


La prima reazione del governo italiano alla morte di 73 cittadini eritrei nel Canale di Sicilia è stata di fastidio e incredulità. Per bocca del suo ministro dell' Interno, che si è ben guardato dall' esprimere cordoglio e pietà, si è gettato discredito sul racconto dei cinque sopravvissuti. Sopravvissuti che - non fossero apparsi in pericolo di vita - sarebbero stati quasi certamente respinti, nonostante il diritto internazionale assegni loro lo status di rifugiati politici. I notiziari televisivi hanno fatto da cassa di risonanza a tale ignominia, lasciando sottintendere l' insinuazione che i disperati giunti a Lampedusa dopo aver visto morire di stenti i loro congiunti, potessero avere chissà quale interesse a mentire. Sul piano morale, una tale prova di cinismo nei confronti di vittime inermi, che non ha precedenti nella storia repubblicana, giustifica il paragone avanzato ieri da Marina Corradi su "Avvenire": evoca cioè l' indifferenza di tanti europei, 65 anni fa, di fronte alla discriminazione e alla deportazione degli ebrei considerati untermensch, sottouomini. Pure allora una martellante propaganda sollecitava a distinguere fra vite degne e vite indegne.
La pietà, come la bontà, è tornata a essere, nella propaganda governativa, un lusso che non ci potremmo permettere. Il dovere assoluto del soccorso in mare rischia di procurare a chi vi ottemperi accuse di favoreggiamento del reato di immigrazione illegale. Le motovedette della Guardia di finanza hanno ricevuto l' ordine di procedere in mezzo al mare, frettolosamente, alla selezione degli stranieri dei paesi in guerra, titolati a richiedere asilo; anche se è palese l' impossibilità di condurre a bordo le indagini accurate che sarebbero obbligatorie. Così lo scandalo del prolungato omesso soccorso in mare, denunciato dai pochi superstiti di un' odissea lunga venti giorni, ha trovato legittimazione postuma nell' insensibilità conclamata del ministro Maroni.
Assistiamo a un abbrutimento delle coscienze che produce un guasto di civiltà e disonora chi l' ha perseguito. Non è solo la dottrina evangelica a uscirne calpestata, come denuncia la Conferenza episcopale italiana, ma il più elementare senso di umanità. Da mesi assistiamo allo spettacolo di esponenti politici che esultano per i respingimenti, quasi che ci liberassimo di scorie tossiche e non di persone bisognose. Quando un partito di governo come la Lega diffonde su Facebook un gioco di società intitolato "Rimbalza il clandestino", festeggiando col suono di un campanello la sparizione di ogni barca di migranti, vuol dire che la velenosa ideologia dell' untermensch è di nuovo entrata a far parte del nostro senso comune. La viltà di tale comportamento è suggellata dallo scaricabarile delle colpe su di una nazione infinitamente più piccola e meno attrezzata della nostra, qual è Malta.
Crediamo forse di lavarci la coscienza addossando su La Valletta la responsabilità dei soccorsi? O non stiamo piuttosto assistendo a una lugubre replica della favola del lupo e dell' agnello? La Libia sta giocando spregiudicatamente con la vita di migliaia di persone e con le aspettative politiche mirabolanti del governo italiano. I migranti vengono trattenuti per mesi nei suoi campi di lavoro e di prigionia; vengono sfruttati con la promessa di guadagnarsi i soldi necessari a salpare verso la sponda nord; e ora vengono di nuovo mandati allo sbaraglio in mare: perché ogni tanto bisogna pur saziare l' avidità dei trafficanti che godono di protezione all' interno del regime corrotto di Tripoli.
Rivelando che fra il 1° giugno e il 20 agosto 2009 le nostre motovedette hanno effettuato 13 interventi, prestando soccorso a 420 profughi del mare, il Viminale riconosce implicitamente che l' accordo bilaterale con la Libia, spacciato sui mass media di regime come risolutivo, è invece un colabrodo. Invece di rifugiarsi dietro al mancato sos di un gommone con 78 persone a bordo prive di strumenti di comunicazione, il ministro Maroni farebbe meglio a chiedere scusa alle persone di cui ha messo in dubbio la parola. Commettendo una bassezza morale. Per mesi egli ha cercato di darci a bere un' altra favola, secondo cui sarebbe possibile fermare un esodo biblico dall' Africa all' Europa rinforzando la marina militare di Gheddafi. Come se potessimo ignorare che gli affamati nel mondo sono 1 miliardo e 20 milioni di persone, 100 milioni in più del 2008 (stima Fao del 19 giugno). Di questi affamati, 265 milioni vivono nell' Africa subsahariana, 42 milioni nel Vicino Oriente e nell' Africa del nord.
Di fronte a una tragedia di tale portata, l' Italia ha finora reagito tagliando i fondi per la cooperazione allo sviluppo e disinteressandosi al rispetto dei diritti umani concernenti le persone che respinge. Può capitare che per fare buoni affari petroliferi i nostri manager corrompano dei funzionari governativi, come in Nigeria; o che il fior fiore della nostra imprenditoria vada a rendere omaggio a Gheddafi sotto la tenda che un governo compiacente gli ha lasciato piantare nel parco di Villa Pamphili a Roma. Ma di progetti per lo sviluppo, per combattere la fame e le malattie, ci si riempie la bocca solo di fronte alle telecamere del G8, salvo poi dimenticarsene.
Perché una cultura miope e razzista trova più conveniente assecondare l' istinto popolare. Si prendono più voti dicendo che abbiamo già troppi problemi noi per poterci interessare ai problemi di persone talmente disperate e diverse da apparirci minacciose. –


22/08/09 GAD LERNER

venerdì 6 febbraio 2009

MESAGNE PERCORSI DI LEGALITA'

Mesagne: percorsi di legalità

Intervento integrale del capogruppo di A Sinistra/Prc in Consiglio Comunale, Pompeo Molfetta, sui percorsi di legalità contro la recrudescenza criminale.





Mesagne: percorsi di legalità

Cercherò di circoscrivere il mio intervento entro gli ambiti che mi competono per il ruolo istituzionale che esercito non prima di aver rappresentato la necessità che si trovi , prima o poi, un luogo terzo, in cui la città abbia il modo di confrontarsi direttamente con la storia di quegli anni. Sulle vicende legate alla SCU, alla 4° mafia infatti è stata scritta una verità giudiziaria che passa attraverso i processi espletati col pronunciamento di sentenze già passate in giudicato. C’è un documento importante elaborato dall’osservatorio sugli aspetti socio-ambientali e culturali del fenomeno, c’è inoltre tanta storiografia di basso profilo e tante credenze che quella realtà talvolta mistificano. Non c’è stata, finora, una efficace disamina storica che consenta alla città la piena elaborazione, il superamento di una vicenda che ha profondamente segnato la coscienza civile del suo popolo e che ha ancora ferite aperte e sanguinanti in tante famiglie e nelle tante inutili croci che si ammucchiarono in quel tempo nel cimitero. Questo passaggio credo sia necessario e non più derogabile per evitare che si verifichi, se non si sia già verificato, un frettoloso e pericoloso processo di rimozione collettiva o che si sviluppi, soprattutto nei giovani, una sorta di allegoria della storia. Bisogna fare i conti con la fredda sequenza dei fatti di cronaca di allora Bisogna fare i conti con i ricordi sotterrati nei più remoti anfratti della memoria : con l’immagine per es. di quel pomeriggio d’un giorno d’estate sul sagrato della chiesa di S.Maria. Mai visti tanti ragazzi ad un funerale. Una lunga interminabile processione per onorare la morte di un giovane rampollo di una famiglia in odor di mafia, morto tragicamente in un incidente stradale con la sua moto. Nonostante uno straordinario dispiegamento di forze dell’ordine, di poliziotti mimetizzati fra la folla, appostati con potenti teleobiettivi sui tetti dei palazzi vicini, i ragazzi se ne stavano silenziosi e fieri sul sagrato in atto di palese sfida verso chiunque avesse mai osato turbare la sacralità di quel momento, ostili verso quella parte della città che si nascondeva, che aveva paura. Mai visti tanti ragazzi ad un funerale. Per ragioni di ordine pubblico, in deroga alle regole vigenti, fu concesso alla famiglia di portare a spalla il feretro dalla chiesa fino al cimitero. Per “loro” fu un lungo e commovente tappeto di fiori bianchi, per me fu come un atto definitivo di resa dello stato.

Bisognerà prima o poi ripartire da lì per cercare di capire come fu possibile che si verificasse tutto ciò. Come fu possibile in mezzo a noi, fra le nostre famiglie, nelle nostre case, nelle nostre piazze. Come fu possibile che tanti giovani, poco più che ragazzi, con cui avevamo magari tirato calci al pallone nei campi di periferia, con cui avevamo fatto le scuole elementari, con cui magari avevamo giocato a carte sui marciapiedi delle strade ad un certo punto decidessero di consegnare a frotte le loro vite, i loro destini ad un potere criminale spietato e sanguinario.

Abbiamo fatto bene ad avviare questo percorso. Certamente sono improponibili confronti e raffronti col passato. Non abbiamo alcun elemento di valutazione certo sugli accadimenti delle ultime settimane. Cogliamo con favore le rassicurazioni che ci giungono dal prefetto dagli organi di polizia, ma quando uno ha combattuto con un tumore maligno è ben difficile che non si spaventi anche di fronte al sintomo più banale ed insignificante, ammesso e non concesso che siano insignificanti gli atti intimidatori di cui sono stati vittima i rappresentanti di Libera e dell’associazione Anti-Raket. Abbiamo fatto bene … così che ognuno si assuma per tempo le proprie responsabilità e nessuno abbia più a dire ma io non sapevo e se sapevo non capivo.

Per chi vive il suo impegno sociale in una esperienza politica i percorsi di legalità passano prima di tutto attraverso la difesa ed il rafforzamento delle istituzioni democratiche e della Costituzione. Gli italiani mediamente non hanno un alto senso dello Stato. Abbiamo nel nostro dna una tensione anarcoide, una comune idiosincrasia verso le regole che discende dalla notte dei tempi e che sta nella precarietà ed estrema frammentazione dei legami sociali e territoriali, nell’ individualismo spesso esasperato, nell’arte millenaria di arrangiarsi, nella cultura familista e campanilista ecc... Io, la mia famiglia, il mio clan, la mia terra, al massimo la nazionale di calcio questa è la scansione dei valori sociali di riferimento ereditati per natura che contraddistinguono l’italianità. Lo stato sta in fondo a questa graduatoria.

Questa connotazione tipicamente italiana è ancor più esasperata oggi da un sistema valoriale, culturale ed economico che spinge l’individuo a cercare, ognuno per se, la sua realizzazione, il proprio stato nel mercato, nel profitto, nel capitale. Ma anche l’illusione collettiva che la globalizzazione liberista rende tutti liberi e felici sembra vacillare sotto i colpi di una crisi economica spaventosa che scopre tutti più fragili e disorientati. In questo contesto di grande confusione, disillusione collettiva, disgregazione sociale, insicurezza; dietro la colossale ingiustizia che la recessione si trascinerà certamente dietro, potrebbe crescere l’insidia dell’antistato o dell’altro stato su cui fonda la cultura mafiosa. Per questo oggi più che mai, in Italia, al sud a Mesagne bisogna riaffermare il primato dello stato, delle istituzioni democratiche, del bene pubblico sugli interessi pur legittimi dei singoli cittadini.

E’ questo il momento in cui bisogna rimarcare il valore della nostra Costituzione, il suo carattere fondativo e unificante, la sua connotazione profondamente democratica ed antifascista, il valore dei suoi ideali di riferimento: la pace, l’uguaglianza, la giustizia sociale, il lavoro. Ma non il lavoro precario, il lavoro flessibile, il lavoro interinale, il part-time, il lavoro mendicato e raccomandato, ma il lavoro sicuro quello che esalta la dignità dell’uomo, il lavoro che produce, il lavoro posto a servizio della collettività, il lavoro che garantisce condizioni decenti di vita a tutti. Oggi questo concetto sembra superato dalla storia e perciò subisce attacchi concentrici da giuslavoristi, da sindacalisti disposti a stracciare lo statuto dei lavoratori, da ministri sempre a caccia delle streghe. Ecco bisogna tornare a mettere al centro dell’agenda politica a qualunque livello la questione del lavoro.

Anche le istituzioni cittadine vanno tutelate, difese e rafforzate in tutte le sue articolazioni. Va difesa l’istituzione del sindaco che è positivamente mutata nel tempo ed oggi è certamente rappresenta la figura di maggior raccordo democratico fra i cittadini e lo stato. A Mesagne noi della sinistra abbiamo fatto la nostra parte, riconoscendo a pieno la legittimità della vittoria elettorale di Enzo Incalza. Abbiamo criticato il ricorso alla magistratura per inficiare il risultato elettorale, e vorremmo che fosse lui, e non chi è stato delegittimato dal votoi, a guidare il governo in carica..

Va difeso il Consiglio Comunale nella sua interezza e nell’esercizio delle sue funzioni. Specie in questo momento di forte tensione democratica. Un momento di netta e schiacciante supremazia del governo sugli gli organismi di rappresentanza dal Parlamento nazionale al Consiglio Comunale. Oggi che con i vari sbarramenti elettorali si tenta di espellere dalla partita istituzionale le minoranza e di strozzare il pluralismo. Apprezzo lo sforzo che il Presidente del Consiglio, spesso in splendida solitudine, va facendo in questa direzione contro il tentativo continuo della Giunta di esautorare nei fatti il consiglio comunale dalle sue legittime prerogative e funzioni. Questo non può che alimentare un clima di diffidenza e di scontro che non giova certo ne alla città ne alle istituzioni nel loro complesso.

Riaffermare il valore della politica come laboratorio di studio, di approfondimento, di conoscenza ove si costruiscono idee e progetti intorno ai quali preparare una prospettiva di miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini. La politica deve tornare ad essere cinghia di trasmissione fra il popolo e le istituzioni, non quel crogiolo di interessi di casta dove si costruiscono carriere e fortune individuali. Deve tornare ad essere strumento di mediazione delle tensioni sociali, per non lasciare spazio ad un altro modello di mediazione sociale che è quello fortemente accattivante che ruota intorno alla cultura mafiosa. La nostra città ha vissuto negli ultimi anni in un clima avvelenato da uno scontro che spesso non aveva niente di politico e che fondava sulla calunnia, sulla diffamazione, sulle lettere anonime, sulle indagini della magistratura.

Noi dobbiamo porre fine a questa fase che ha logorato complessivamente tutti, ha gettato discredito ulteriore sulla la politica. .Oggi, soprattutto noi, che abbiamo subito le conseguenze nefaste di quel clima, abbiamo il dovere di abbandonare questo terreno di scontro e ridare vigore alle ragioni della politica, ai contenuti, alle questioni che attengono alla vita quotidiana dei nostri cittadini senza l’acredine di chi sembra sempre avere un conto in sospeso con qualcuno.

Noi dobbiamo chiudere la porta alle nostre spalle e guardare avanti con spirito nuovo. Su quel recente passato c’è stato il giudizio politico che il popolo ha espresso con il suo voto è anche questo giudizio bisogna accettare senza remore come si accetta un rigore inesistente semplicemente perché l’arbitro lo ha fischiato. La sovranità democratica del popolo si misura sopratutto anche quando decreta sconfitta ingiusta.

Sul recente passato amministrativo è stata scritta, credo per intero, dalla magistratura una verità processuale che va altrettanto rispettata. C’è invece chi fra gli amministratori ed i politici minaccia costantemente di adire a questi percorsi per affermare una ragione che magari la evidenza dei fatti gli nega. Questo continuo scartabellare sui presunti scheletri nell’armadio, sugli errori commessi in passato dagli altri per mascherare le proprie inefficienze di oggi è un segno di evidente debolezza politica e di gravoso limite amministrativo. Ma quel che è più grave è che questo stillicidio di accuse e contraccuse alimenta un clima diffidenza della gente nei confronti della politica che spinge fuori dai percorsi di legalità.

L’etica della politica.

La politica ha un suo codice etico non scritto. Gli antichi filosofi greci, gli inventori della democrazia, dicevano che quando un uomo è chiamato ad incarichi di governo deve abbandonare la propria moglie ed i propri figli perché mai ci possa essere il sospetto che i suoi atti possano determinare anche indirettamente un beneficio ai suoi cari. Oggi è l’esatto contrario, non c’è un atto che politici ed amministratori non compiano senza che ve ne sia una evidente ricaduta sui propri averi, sulle propria famiglia, sul proprio elettorato o che in qualche modo non sia funzionale al rafforzamento del potere personale, di gruppo o di partito. E non basta essere in pace con la propria coscienza per aver svolto a fondo il proprio dovere morale di amministratore ma bisogna fare atti, compiere scelte talvolta impopolari, bisogna evocare il coraggio di dire no, quando si presentano occasioni che tentano, lusingano la naturale ambizione di ciascuno all’esercizio del potere.

Ebbene da questo punto di vista, il centro sinistra di Mesagne ha già dato, ha pagato il suo debito. Temo purtroppo che il cambiamento annunciato dal centro destra tardi a compiersi, anzi c’è una incessante escalation di fatti e atti amministrativi in cui si palesa con ogni evidenza il conflitto fra interesse pubblico ed interesse privato.

Questo è un brutto affare poiché non si può invocare il rigore morale, il rispetto della legge negli altri quando non si compie fino in fondo il proprio dovere. E quando le istituzioni indugiano nella concessione di privilegi piccoli o grandi, quando creano sperequazione, quando favoriscono direttamente interessi economici, quando alimentano lo scontro sociale la battaglia dei poveri allora compiono atti che non si discostano molto da quella che noi riconosciamo come appartenenti alla cultura mafiosa.

Cittadinanza attiva e partecipazione

Non ci sarebbe stato il riscatto, la emancipazione dalla violenza criminale se la città nelle sue varie espressioni non avesse reagito come reagì, assumendosi ognuno le proprie responsabilità, facendosi corpo unico con le istituzioni , ponendosi all’unisono dall’altra parte della barricata e segnando un limite di demarcazione, un discrimine finalmente netto con il malaffare. Non bisogna mai scordarsi del ruolo che ebbe una parte illuminata della chiesa nel segnalare per prima la pericolosità della minaccia mafiosa quando ancora le istituzioni comunali sembravano dormienti, quando gli stessi atti delinquenziali venivano sbrigativamente archiviati come ordinari episodi di uapparia Mai bisogna dimenticare il coraggio che dimostrò il nostro corpo produttivo che pur sotto scacco, pur esposto alla ritorsione criminale ebbe la forza di resistere, reagire e collaborare con gli inquirenti.

Mai scordarsi del ruolo che ebbero le nostre agenzie formative, le scuole, i centri sociali, le associazioni di volontariato nel porsi alla testa di un movimento che fu movimento di liberazione.

Oggi questo sistema è in crisi certamente per ragioni le ragioni di carattere generali cui si è accennato: per la destrutturazione dei rapporti sociali, per la crisi del sistema valoriale, la precarietà, l’insicurezza economica ecc. Ma anche per ragioni del tutto locali. Le amministrazioni del recente passato indubbiamente hanno avuto il grande merito di cogliere il valore della cittadinanza attiva, della partecipazione, ed hanno favorito l’organizzazione di una rete solidaristica molto forte nella nostra città. Forse però la politica è rimasta imbrigliata, appiccicata troppo a lungo a questa rete così da tarpare le ali fino ad inaridire una fonte che doveva ad un certo punto alimentarsi e rigenerarsi autonomamente. Così molti di quegli straordinari operatori sociali, tanti singoli cittadini sono tornati alle loro case e quelli che rimangono spesso mantengono nei confronti della politica un atteggiamento di sudditanza, di acquiescenza, una sorprendente capacità di adattarsi ai cambiamenti del potere di un potere che in verità sembra sempre meno sensibile al valore della partecipazione e sempre più sensibile al valore del consenso.

La crisi dunque del sistema istituzionale, della politica e della società aprono un orizzonte fosco che lascia poco spazio all’ottimismo. Tuttavia io sono fiducioso, confido nella capacità della politica di rigenerarsi e confido soprattutto nell’ indomabile senso civico di un popolo che ha una storia tanto grande e nobile che certamente saprà superare anche questo momento di difficoltà, ed anche questa notte passerà.

Mesagne, 5 febbraio 2009

dr. Pompeo Molfetta
Capogruppo A Sinistra \ Prc Mesagne

domenica 11 gennaio 2009

RIFLETTENDO SULLA GUER

Riflettendo sulla guerra in Palestina

Una guerra folle come tutte le guerre quella tra ebrei e palestinesi ma forse la più folle di tutte. Due popoli mediorientali in origine nomadi appartenenti entrambi al gruppo etnico e linguistico semitico; due culture diverse ma religiosamente accomunate per vie distinte dalla fede in un unico Ente supremo e da tormentate storie che si sono intrecciate in una limitata area del mondo; due nazioni che, l’una vantando una “promessa” divina e l’altra un diritto fondato sulla “jihad”, hanno in tempi diversi occupato con le armi la Palestina perdendone poi il controllo politico fino alla costituzione nel 1948 dello Stato d’Israele; due comunità che, invece di vivere in pace ed in reciproca collaborazione, hanno fatto fallire tutti i tentativi di accordo ed hanno seminato l’una nel campo dell’altra morte, distruzione e paura. E ciò con costi enormemente più pesanti per i palestinesi in conseguenza della netta superiorità della potenza militare israeliana sostenuta e foraggiata dagli Stati Uniti.

Ma perché non è stato possibile fermare subito la macchina bellica israeliana che, prendendo a pretesto uno sconsiderato attacco di Hamas (peraltro militarmente inoffensivo), ha scatenato nella Striscia di Gaza ancora una volta la sua micidiale potenza? Quali tortuosi interessi hanno tanto ritardato il doveroso intervento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che ha finalmente approvato, all’unanimità e con la sola astensione degli Stati Uniti, una risoluzione che chiede l’immediata cessazione del fuoco ed il ritiro completo delle forze israeliane da Gaza? E per quale motivo il nostro Governo non ha dato alcun apprezzabile contributo ai tentativi intesi a fermare il massacro coprendosi dietro certe rituali e vuote formule del linguaggio diplomatico?

La responsabilità di questo grave ritardo appartiene tutta alla politica estera del Presidente Bush. Una politica che ha stabilito in Israele la “torre di controllo” americana sull’intera area mediorientale, che nei tentativi di negoziato si è sempre sostituita alle Nazioni Unite e che si è caratterizzata per il pieno appoggio allo Stato ebraico e per una chiara ostilità verso tutte le rappresentanze del popolo palestinese. Ma il fatto è che la citata risoluzione è stata irresponsabilmente respinta dalle parti in conflitto e siccome il barbaro eccidio nella Striscia di Gaza continua va ricordato che l’art. 42 dello Statuto della Nazioni Unite attribuisce al Consiglio di Sicurezza, qualora le altre misure dovessero risultare inadeguate, «il potere di intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace».

E non basta perché la risoluzione con la quale il Consiglio di Sicurezza decide l’uso della forza comporta sempre una diretta assunzione di responsabilità nella gestione delle operazioni militari da parte dell’Onu che si avvale di contingenti armati appartenenti a stati nazionali ma deve porli sotto un comando internazionale facente capo allo stesso Consiglio di Sicurezza. Né si potrebbe invocare, per giustificare l’attacco israeliano, il ricorso alla legittima difesa perché se è vero che la Carta dell’ONU riconosce all’art. 51 il diritto naturale di autotutela, è anche vero che essa sottopone l’esercizio di tale diritto alla precisa condizione che sia in atto «un attacco armato contro un membro delle Nazioni Unite» e riconosce comunque questo esercizio per un tempo limitato e circoscritto: «fintantoché – dice l’art. 51 dello Statuto – il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza». E ciò a voler prescindere dalla considerazione che la difesa deve essere sempre a proporzionata all’offesa.

Ma dove è il movimento per la pace? Quali scoramenti e quali difficoltà interne bloccano il movimento “altermondista”? Se il capitalismo neoliberista frana sotto il peso di una crisi economica probabilmente irreversibile, se c’è il pericolo che il sistema dominante possa fare più frequente ricorso allo strumento bellico ritenendolo l’unica strada percorribile per ritardare il suo declino, se si aggravano gli squilibri e le disuguaglianze sociali, se i governi dei maggiori Paesi e la comunità internazionale sembrano guardare più verso il passato che verso il futuro, se c’è il rischio che persino la speranza Obama possa essere imbrigliata dai grossi apparati di potere politico e militare, se questi sono i fatti ed i timori che caratterizzano l’attuale congiuntura, è allora davvero il momento nel quale dovrebbero scendere in piazza e far sentire la loro voce quei movimenti pacifici di protesta e di proposta che qualche anno addietro avevano acceso tante speranze nell’intero pianeta.

Brindisi, 11 gennaio 2009

Michele DI SCHIENA

sabato 13 dicembre 2008

MESAGNE E GLI EPISODI CRIMINALI

A SINISTRA Movimento Politico Antilberista e PacifistaMesagne

MESAGNE E GLI EPISODI CRIMINALI: PREOCCUPAZIONE ALTISSIMA E REAZIONE ADEGUATA

L’episodio criminoso che ha colpito Enzo Neve, imprenditore e cittadino attivo, al di là della rudimentalità con cui si è svolto è un evidente segnale che nella nostra città la lotta per la legalità subirà sempre un contrasto notevole.
Enzo Neve poteva essere colpito per diverse ragioni, e gli inquirenti indagheranno per stabilire quali di queste potrà essere quella giusta, ma è proprio questa esposizione subito intimidita che rappresenta il livello insopportabile per la coscienza civile della nostra comunità.
A Mesagne la resistenza democratica, il confronto dialettico, lo scontro aspro, la lotta per la legalità devono essere assicurate in ogni caso e senza nessuna limitazione e per questa ragione il Movimento A Sinistra è allarmato e impegna tutte le istituzioni, nei vari livelli di responsabilità, a garantire che tutto ciò possa proseguire in questa città con rinnovato vigore.
Ancor di più va ritrovato questo slancio unitario delle Istituzioni, delle forze sociali e politiche se il bavaglio lo si vuole mettere al tentativo, difficile ma necessario, di realizzare in questa nostra comunità una rete antiracket autentica ed efficace. Da anni si lavora in questa direzione e ogni passo deve essere sostenuto e difeso, compresa quest’azione tesa a coinvolgere il numero maggiore di imprenditori, commercianti e artigiani possibili.
Siamo consapevoli che la criminalità non ha masi smesso di aggredire la parte sana della nostra città ed abbiamo il timore di ritenere che da anni, qui come in altre regioni d’Italia, conviva con essa con modalità più tollerabili e contigue, creando una larga zona d’ombra dove forti sono le ambiguità e le convivenze. Per questa ragione siamo convinti che chi ha responsabilità di ogni tipo debba sentire forte il dovere di compiere atti e scelte che siano sempre limpide e trasparenti altrimenti la lotta per la legalità si annacqua fino a divenire sterile.
Il Movimento A Sinistra per la parte che lo riguarda, nel nostro caso nell’ambito politico, proseguirà sempre a tenere alta la tensione affinché l’agire politico e amministrativo sia sempre improntato al massimo rigore, al rispetto scrupoloso delle leggi, con percorsi condivisi e trasparenti, annullando ogni forma di privilegio per chiunque. Crediamo che se insieme si agisce in questa direzione si rafforza il fronte a difesa della legalità. In caso contrario c’è il rischio di pronunciare solo parole vuote prive di significato ed inutili divengono le solidarietà velocemente espresse.
Mesagne, 13 dicembre 2008
A SINISTRA Movimento Politico Antilberista e PacifistaMesagne

mercoledì 26 novembre 2008

CARMELO SOLIMEO RICORDATO DALLA PRO LOCO


Carmelo Solimeo ricordato dalla Pro Loco


Un minuto di silenzio invocato dal Presidente della Pro loco in memoria di un socio di lungo corso. Già, Carmelo Solimeo oltre ai suoi impegni di redattore di altri tempi era anche socio della Pro loco, in omaggio alla sua indole amante della mesagnesità. In una riunione “tecnica” che era stata convocata per licenziare il bilancio preventivo della associazione relativo al 2009, il Presidente Gianfrancesco Castrignanò ha sottolineato lo spessore umano del compianto gentleman ed ha condiviso con la Assemblea il cordoglio di tutta la Associazione.
Tutti i soci hanno rispettato il silenzio imposto da una dipartita che ha lasciato gli occhi lucidi a tutti i presenti. Il Presidente, nel suo discorso di presentazione del bilancio preventivo, ha sottolineato il fatto che la pubblica Assise Comunale ha rivolto una stimabile istanza nei confronti di un cittadino meritevole ed ha chiesto di riflettere sulla importanza del Premio “Palma d’Oro Mesagnese” che pare stia diventando sempre più sentito dai cittadini.

LA MESAGNE CHE LAVORA (di Daniele Morleo)


Quando si scrive, a volte è un piacere sottolineare gli aspetti positivi delle situazioni. Tra tante spigolature e spigoli in cui si può inciampare (basta conoscerne l’ubicazione per non caderci addosso), finalmente un quadretto della Mesagne operosa. Eccoli i nostri operai del Comune che a poche ore dalla tragedia sfiorata in Villa Comunale causata dal cedimento di un traliccio nei giorni scorsi, sfoggiano l’olio di gomito nel bonificare le strutture del nostro parco principale.
Questi uomini sono l’orgoglio dei contribuenti, Adoro chiamarli amichevolmente: “Franco e Ciccio”, “Gianni e Pinotto”, “Ric e Gian”, “Stanlio ed Ollio”, “Cochi e Renato”, con l’unica differenza che non c’è nulla da ridere ma solo da ammirare il loro impegno a favore della collettività.

martedì 25 novembre 2008

BULLI O VIZIATI ? (di Daniele Morleo)


Bulli o viziati?
(di Daniele Morleo)


Senza entrare nel merito dei deprecabili accadimenti materializzatisi in una scuola mesagnese che hanno visto vittima una incolpevole bimba a causa di atteggiamenti violenti di un suo compagno “difficile”, sarebbe il caso di fare il punto sul rapporto famiglie-docenti. Nel caso in questione, di un minore non più in affidamento ai genitori, non si può che prendere atto delle difficoltà educative dei servizi di ospitalità-assistenza. Ma il problema è molto più a monte: il rapporto tra famiglie ed istituzioni nei confronti della scuola sta assumendo contorni paradossali: tanti e troppi diritti dei discenti, pochi margini educazionali consentiti ai docenti. Se ai miei tempi avere uno scappellotto dal maestro era ratificato dal mio genitore che si schierava con lui, oggi i genitori non fanno altro che rivendicare la bontà del comportamento dei propri figli anche nei confronti di chi cerca di educarli, condizionando, in pratica, l’arte dell’insegnamento. E’ chiaro che a questo punto il docente getta la spugna in quanto esonerato da ogni compito educativo ed inquinato da paure e ansie esterne. Il prodotto finito di tutto questo fenomeno è il lassismo, ovvero il crollo dei nervi del corpo docente vittima di questa o quella rivendicazione della avvocatura permanente che è diventata la genitorialità attuale.

sabato 4 ottobre 2008

L'INCREDIBILE EPISODIO A DERBY

L'incredibile episodio a Derby, dove uno studente era salito all'ultimo piano di un parcheggio
Mentre gli agenti cercavano di dissuaderlo, la gente lo ha esortato a lanciarsi nel vuoto

Gran Bretagna, la folla incita giovane al suicidio
e la polizia non riesce a salvarlo


I passanti riprendono la scena mortale con i cellulari e la mandano sul web

LONDRA - Lo hanno incitato a gettarsi nel vuoto e poi mentre precipitava dall'ultimo piano di un parcheggio hanno ripreso la scena con i cellulari, mettendo poi i filmati su internet. L'incredibile episodio è avvenuto nel tardo pomeriggio di sabato scorso al centro di Derby, città dell'Inghilterra centrale, dove un ragazzo di 17 anni in preda a tendenze suicide non è potuto essere salvato dalla polizia perché ostacolata dalla folla che "tifava" per il salto mortale.

A denunciare il cinismo e l'irresponsabilità delle persone presenti al momento della tragedia è stato il capo della polizia della contea, Mick Creedon. A suo giudizio i passanti che con successo hanno incitato il teenager a lanciarsi nel vuoto si sono comportati da "idioti irresponsabili".

Shaun Dykes si è buttato giù dal piano superiore del parcheggio, annesso ad un grande centro commerciale, dopo che per tre ore un gruppo di poliziotti aveva cercato di convincerlo a desistere. La gente assiepata in strada, secondo quanto denunciato dalla polizia, non ha facilitato l'opera degli agenti, ostacolandola anzi in modo irreparabile quando qualcuno ha incominciato a gridare a più riprese "Salta!", "Fallo!", "Fai vedere quanto puoi rimbalzare!".

Pur dicendosi "disgustato" dall'accaduto, il capo della polizia del Derbyshire ha difeso a spada tratta i suoi uomini per il mancato arresto della "piccola minoranza" di persone che con cinica brutalità ha istigato Shaun al suicidio. A suo dire la polizia era concentrata a pieno nel tentativo di salvare il ragazzo e non aveva le forze per ammanettare "quegli irresponsabili idioti". "Per ogni arresto - ha spiegato - ci sarebbero voluti due agenti e ci saremmo trovati presto senza le risorse per garantire l'ordine nella zona. Avremmo esposto a un pericolo potenziale ancora più gente".
Anche il vescovo anglicano di Derby, il reverendo Alastair Redfern, ha stigmatizzato il comportamento di quei passanti che hanno spinto Shaun a togliersi la vita: "Dovrebbero vergognarsi", ha detto.



(3 ottobre 2008)

martedì 19 agosto 2008

SALTA UN ALTRO CONCERTO




Organizzazione scadente quella che si presenta nel corso di questa MesagnEstate ormai quasi giunta alla fine infatti già due concerti sono stati annullati

Il primo, più atteso, quello di Mario Biondi che non è avvenuto poichè il cantautore non si presentò anche perchè non aveva ricevuto il pagamento per la serata.

Diversi disagi erano avvenuti anche per vari turisti venuti a Mesagne per l'evento.

Il secondo di Gigi Vigliani, il quale ignaro della vicenda; non sapeva neppure che doveva tenere un concerto a Mesagne.

Si attendono delle risposte da parte del Comune, probabilmente non è colpa delle forze politiche ma dell'organizzazione a cui si sono affidati per gestire le serate.

mercoledì 12 dicembre 2007

ANTENNA UMTS : "COLPA DELLA GIUNTA INCALZA"


La cosiddetta Casa delle Libertà, se ancora esiste, di tanto in tanto sembra tale perché si prende delle libertà stravaganti, come quella di non conoscere o addirittura fingere di non conoscere fatti e circostanze.
La recente presa di posizione sull’installazione di un’antenna UMTS in pieno centro storico offre anche degli spunti di ragionevolezza ed è, a tratti, condivisibile.L’ossessione di intavolare a tutti i costi una polemica con il centrosinistra, però, inficia la qualità di alcuni ragionamenti, lasciando sospettare, di conseguenza, una pura strumentalità.Vediamo di ragionare sui dati di fatto, lontani dalle rivalità elettoralistiche e faziose, ma solo nel generale interesse della popolazione e della nostra bella Mesagne: non è forse vero che l’istruttoria, ovvero l’avvio delle procedure che hanno condotto all’installazione dell’antenna in questione, è stata avviata con Incalza Sindaco? Non è forse vero che la legge che disciplina la collocazione di codeste antenne all’interno dei nuclei urbani è frutto dello sforzo congiunto di Silvio Berlusconi (FI) e Maurizio Gasparri (AN) (D.L. 198/02 e 259/03), due riconosciuti e venerati leader dei condomini (o almeno ex condomini) della Casa delle Libertà?La verità vera è che, se il centrodestra mesagnese lamenta l’assenza della politica a causa del commissariamento prefettizio, ha parzialmente ragione: solo che l’assenza della politica si è verificata con la giunta Incalza, soggetta, purtroppo per i cittadini, a frequenti forme di impreparazione o, quantomeno, di distrazione. Evidentemente non ci si è resi conto di una stortura che si stava perpetrando ai danni della popolazione e di conseguenza, non si è riusciti a fermare in tempo quanto stava per accadere.Detto ciò, c’è un punto su cui, anche se tardivamente ed opportunisticamente, hanno ragione: l’antenna installata a ridosso di una delle nostre Chiese di più pregiata fattura, l’antenna che incombe minacciosamente sulle teste degli abitanti del Centro Storico, va rimossa. E non per una pretesa logica antimoderna, né per lo spauracchio della tecnologia che, evolvendo, diventa più aggressiva e dannosa; va rimossa per l’orrendo impatto architettonico, autentico pugno nell’occhio, in mezzo a tanta bellezza.Forse è il caso di studiare ed escogitare un sistema di vincoli che, sia pure nei crismi delle corrette autorizzazioni in essere sul piano del rispetto dei regolamenti e leggi che disciplinano la materia, tutelino meglio il territorio e la salute dei cittadini. E questo fino a quando continueranno ad esistere i percorsi dettati dei D.L. 198 del 2002 e 259 del 2003.

mercoledì 28 novembre 2007

PENDOLARI : “ FSE NON SIAMO CARNE DA MACELLO ”


I pendolari mesagnesi si trovano in condizioni di disagio e scomodità, nonostante paghino l’abbonamento alla compagnia “Ferrovie Sud Est”.
I pullman stracolmi di passeggeri rendono il tragitto sconfortante, inoltre la confusione non permette una facile discesa dal mezzo di trasporto.
L’esigenza sarebbe quella di aumentare il numero di mezzi disponibili, tuttavia la questione già segnalata alla compagnia in passato, non ha portato benefici.
“Non solo non riusciamo a trovare mai un posto libero, ma a volte i pullman nemmeno si fermano”
afferma una studentessa “Ci ritroviamo solitamente ammassati come carne da macello, eppure paghiamo l’abbonamento”.
Perciò si dovrebbero aumentare gli autobus in rapporto agli abbonati, anche per migliorare le condizioni di viaggio.





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