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mercoledì 8 dicembre 2010

Torniamo a spendere in città (di Pompeo Molfetta)

Torniamo a spendere in città

Nell’imminenza delle festività natalizie, attese come occasione preziosa per far risalire i consumi in un contesto di profonda crisi economica, si acuisce lo scontro fra grande distribuzione e commercio locale. Il nodo del contendere ancora una volta è rappresentato dalle chiusure domenicali ma la contesa e ben più profonda e radicale. E’ uno scontro che richiama l’immagine biblica di Davide contro Golia, soltanto che stavolta l’esito è opposto giacchè il nostro Davide non ha ne la fionda ne la pietra da scagliare ed il sole non accecherà il gigante.

A distanza di oltre un decennio dal suo insediamento gli esiti prodotti dalla grande distribuzione nel nostro territorio sono esattamente gli stessi che si determinano altrove. Vi è un impoverimento dell’intero bacino di utenza che affluisce al centro commerciale che si traduce nel drenaggio e nel trasloco di ingenti risorse proprie verso altri Paesi e verso altri obiettivi. Schianta il commercio locale e i consumatori arrivano a fine mese con le tasche vuote. Non un euro dei profitti e degli utili prodotti vengono reinvestiti per promuovere la città ospitante.

E’ in corso un cambiamento radicale nei comportamenti di consumo e nei modelli culturali indotti. La gente sembra aver perso la naturale propensione al risparmio ereditata dalla millenaria cultura contadina ed è entrata nella dimensione impersonale di consumatore universale sul palcoscenico del mercato globale. Si allentano le relazioni sociali, si smarriscono costumi e tradizioni, si vuotano le strade mentre la Galleria- Auchan diventa la nuova agorà, la piazza virtuale in cui però non fluisce il pensiero, il confronto delle idee, delle esperienze ma soltanto il denaro ormai governatore unico delle relazioni umane Anche l’aspetto considerato positivamente dai più cioè l’incremento del tasso di occupazione prodotto ha i suoi aspetti negativi perché sempre in questi casi il lavoro è funzionale al capitale. Spesso infatti si tratta di lavoro precario, subordinato, talvolta malpagato e altrettanto spesso viene usato come strumento di pressione e di ricatto per condizionare le pubbliche amministrazioni e corrompere la politica.

Tutto questo si compie in un quadro normativo che rende praticamente impotenti le amministrazioni locali anche quando, come nel nostro caso, hanno tentato di irreggimentare l’insediamento commerciale dentro un sistema convenzionale fatto di vincoli urbanistici ed economici che dovevano tutelare il commercio e le produzioni locali. Così non è stato, ne mai poteva essere, tanto era squilibrato il punto di partenza, tanta era la sproporzione dei poteri e delle forze in campo da falsare qualsiasi possibilità di competizione. Invertire oggi questo processo è impossibile ma non ci si può rassegnare ed ognuno di noi ha il dovere di fare qualcosa per cercare di porre argine a questa deriva.

L’amministrazione civica ha il dovere di riaffermare il suo ruolo di indirizzo e di controllo politico dei processi economici che investono la propria città e toccano gli interessi dei cittadini e lo deve fare utilizzando ogni forma e strumento, costituendosi virtualmente sempre come “ parte civile” al fianco dei suoi commercianti, dei suoi artigiani, dei suoi cittadini in tutte le vertenze che si apriranno. Nel caso di specie deve condizionare al massimo la chiusura domenicale del centro commerciale anche a costo di ricorrere in giudizio contro una eventuale sentenza avversa come ha fatto il sindaco Emiliano a Bari. Deve rivedere ed aggiornare i termini di una convenzione inopinatamente e integralmente prorogata nella passata legislatura. Deve sostenere, pur nelle more di un bilancio risicato, le nostre piccole e medie imprese, i nostri agricoltori, i nostri commercianti ed artigiani cercando di orientare le scelte nella direzione della zona industriale, del centro storico e del territorio rurale che restano le direttrici geografiche principali dello sviluppo che vogliamo.

Gli operatori economici locali debbono mettersi insieme, debbono abbandonare vittimismo, rivendicazioni di parte, logiche corporative e debbono, per quanto possibile, investire in tecnologia, innovazione e ricerca per cercare di strappare margini di competitività alla grande distribuzione magari dentro ipotesi di mercato alternativo che sfrutti le piccole reti intercomunali. I consumatori devono assumere la consapevolezza che la grande distribuzione non è quasi mai occasione di risparmio ma di spreco perché naturalmente predispone all’acquisto del superfluo. Per questo bisogna tornare a spendere in città a servizio della città, magari sfruttando le possibilità offerta dalla “filiera corta” , dei consumi a Km zero, dalle reti alternative dell’”altro consumo”che danno garanzia di qualità e di risparmio certo.

Credo si arrivato il tempo, dopo l’infatuazione degli anni trascorsi che contagiò anche noi, di riprendere in mano il nostro destino e di compiere uno sforzo corale anche per cercare di recuperare almeno quel senso di comunità che rischiamo di perdere ogni giorno.

Mesagne, 07 dicembre 2010

Pompeo Molfetta – Capogruppo Sinistra Unita Mesagne

lunedì 29 novembre 2010

Ma dimettetevi voi !!

Ma dimettetevi voi !!

Con la richiesta annunciata di dimissioni degli assessori De Guido e Zezza per gravi inadempienze amministrative, il Pdl alza il tiro e mira al bersaglio grosso. Pena temporaneamente sospesa per il vice-sindaco Canuto le cui responsabilità sono ancora al vaglio degli “inquirenti” del Pdl. Ma le dimissioni sono invocate ed auspicate, come “atto di responsabilità politica” per tutti coloro che si sono macchiati di una sequela di “nefandezze, negligenze, superficialità” amministrative, di cui si minaccia di chieder conto non solo in sede politica. A giudicare dall’elenco delle “nefandezze” riportato dalla stampa (ritardata sottoscrizione della polizza assicurativa Lab-creation, concessione impropria del vitto a ristoratori nel corso di Mesagne-Estate, scarsa incisività nella difesa dell’ospedale S.Camillo, concessioni improprie di licenze commerciali ecc..) il Pdl avrebbe fatto prima a presentare una mozione di sfiducia complessiva per il Sindaco e l’intera compagine di Giunta giacché sono pesantemente chiamate in campo le responsabilità di tutti.

Ora sui fatti specificatamente citati risponderanno, come è giusto che sia, gli interessati in una conferenza stampa annunciata per martedì prossimo, io qui voglio solo evidenziare un aspetto che mi pare politicamente interessante. Il Pdl di Mesagne con questi toni e con questi argomenti ha gettato definitivamente la maschera della moderazione, della mitezza, della volontà di dialogo annunciata ed ha scelto di tornare sulle barricate, di alimentare un clima di scontro, di demonizzazione dell’ avversario. Sta nuovamente tentando di avvelenare i pozzi con l’odiosa cultura del sospetto o della diffamazione per intorpidire il clima politico e cercare così, di riguadagnare quella marea di consensi perduti in una consultazione elettorale che ha definitivamente sancito il loro totale fallimento per aver riconsegnato ai cittadini una città stremata e immiserita su tutti i fronti.

Ai veementi ruggiti di coniglio con cui attaccano il governo sulla stampa fa poi da contraltare la pratica di una opposizione a doppio binario per cui nelle sedi istituzionali esibiscono fair play, cordialità, intenzioni dialoganti per poi scalciare a piede libero con feroce rudezza sulla stampa. Nelle commissioni si dichiarano disposti a lavorare insieme per servire gli interessi generali del paese almeno su temi sensibili (sanità, rifiuti, legalità, restyling, villa comunale, destinazione d’uso ex Marconi) per poi puntualmente dissociarsi dal percorso convenuto e magari presentare mozioni pesantissime in Consiglio in cui ritrattano quanto concordato così esponendosi alla rappresaglia politica della maggioranza rispetto alla quale continuano a rimediare figure barbine .

Non ci si arrende all’idea che indietro non si torna, che il passato è passato e che ognuno di noi ha pagato un prezzo altissimo per i propri errori. Che anche loro hanno avuto la loro occasione e l’hanno clamorosamente fallita e che ora è il tempo per tutti di “rimboccarsi le maniche” perché questa città è allo stremo è ha bisogno di ritrovare un clima di fiducia, di serenità e di rispetto reciproco per cercare di riannodare i fili di una convivenza civile lacerata. Noi della Sinistra Unita avevamo iniziato la legislatura con questo spirito e abbiamo compiuto atti concreti che andassero nella direzione del disgelo e del reciproco riconoscimento. Dobbiamo amaramente constatare che siamo stati ripagati con ben altra moneta perché i dirigenti del locale centro-destra, evidentemente subendo la fascinazione del “grandecapo” nella scia delle sue ultime esternazioni, si preparano già allo scontro finale della prossima campagna elettorale nazionale e l’interesse per la nostra città, già superficiale in passato, va’ definitivamente a farsi benedire.

Mesagne, 27 novembre 2010

Pompeo MOLFETTA
capogruppo consiliare SINISTRA UNITA MESAGNE

domenica 19 settembre 2010

Mesagne: localismi, cecità politica e antichi rancori

Mesagne: localismi, cecità politica e antichi rancori

Il Ministro Tremonti da circa due mesi tiene sospeso il Piano Sanitario di Rientro della Regione Puglia come la lama di un coltello puntata contro la giugulare del governatore Vendola. I tecnici del suo ministero continuano a chiedere tagli ulteriori alla rete ospedaliera, la revoca delle assunzioni dei precari stabilizzati e il blocco del turn-over dei dipendenti pena la bocciatura del Piano e la mancata attribuzione alla Puglia del fondo strutturale accessorio. Allo stesso modo, da tempo il ministro Fitto tiene congelati i fondi FAS per le aree depresse e non perde occasione pubblica di screditare il governo della sua Regione accusandolo a più riprese di bancarotta fraudolenta. Questa rappresaglia è in atto semplicemente perché la Puglia nel 2008 ha sforato il “patto di stabilità” cioè ha superato temporaneamente i limiti imposti di spesa rientrando prontamente negli anni successivi con risorse proprie.

Una durezza quindi inusitata e sospetta contro la Puglia che il governo, per esempio, non ha usato nei confronti degli allevatori del Nord-Est per la vicenda della mancata attribuzione delle quote latte o nei confronti dei grandi evasori delle concerie venete; situazioni che pure determinano la mancata attribuzione di finanziamenti europei all’agricoltura e danni erariali per svariati miliardi di euro. E’ evidente allora, anche al più sprovveduto osservatore politico, che sulla carne viva dei pugliesi il governo nazionale sta giocando una sporca partita politica che ha un solo obiettivo: cuocere a fuoco lento sulla graticola della sanità un potenziale e pericolosissimo competitor elettorale di Silvio Berlusconi. Questa è la cornice di riferimento nazionale che serve a comprendere le responsabilità di ciascuno. Sarebbe interessante sapere, rispetto allo scontro politico in atto, da che parte stanno i Giovani Democratici.

Poi ci sono le vicende locali, non meno importanti perché chiamano in ballo la possibilità ventilata che l’ospedale “S. Camillo de Lellis” sia riconvertito. Da questo punto di vista il Consiglio Comunale di Mesagne ha approvato a larga maggioranza un atto di indirizzo col quale impegna tutte le istituzioni pubbliche a fare il massimo sforzo per impedire la chiusura del nostro ospedale. Tanto il Sindaco quanto il Consigliere regionale Matarrelli stanno operando in questa direzione con sollecita determinazione nelle sedi istituzionali proprie, ed hanno ottenuto la promessa del congelamento temporaneo della situazione attuale (sempre che il Piano non debba essere ri- modulato). Hanno, altresì, calendarizzato ulteriori iniziative per tenere alta l’attenzione su un tema cruciale che tocca il diritto più elementare dei cittadini al cui fianco noi saremo sempre e comunque.

In questo contesto, che merita il massimo senso di responsabilità e il massimo dell’unione possibile tra le forze politiche, i Giovani Democratici di Mesagne hanno diramato un comunicato in cui attaccano con rudezza e veemenza tanto il consigliere Matarrelli quanto il Presidente Vendola compiendo un atto palese di sciacallaggio politico che potrebbe indebolire il fronte del centro-sinistra e a riaprire vecchie ferite che faticosamente stavamo tentando insieme di rimarginare.

Questo comunicato è in sintonia con una strategia già avviata dai locali Giovani Democratici nei mesi scorsi che è quella di fare l’“opposizione interna” ai governi da loro stessi sostenuti e di demonizzare gli alleati di coalizione. Avevano cominciato facendo le pulci ad un comunicato stampa sulla legalità della Lista Ferrarese col malcelato intento di mettere alla berlina Maurizio Piro che da “assessorisssimo” vicino al PD è diventato nemico giurato da quando ne ha preso le distanze. Qualche stilettata nel frattempo è arrivata a Maria De Guido accusata di leggerezza morale nella concessione dello stadio all’unica squadra accreditata del titolo in grado di svolgere regolarmente il campionato di Promozione. Chissà quale sarà il bersaglio della prossima esternazione, per par condicio dovrebbe toccare alla “lista Vizzino”.

Francamente ci pare una strategia suicida e fratricida che segue la logica del “ tanto peggio tanto meglio”e che si spiega solo con l’intemperanza della giovinezza perchè non ha niente a che fare con la ragione politica. Noi per parte nostra manterremo il senso di responsabilità fin qui dimostrato, non cederemo alla provocazione, non andremo allo scontro e cercheremo la mediazione più alta nell’interesse della città, sempre che dietro le pietre che armano i Giovani Democratici non ci siano le mani di altri.

Mesagne, 17 settembre 2010

Pompeo Molfetta capogruppo consiliare Sinistra Unita

sabato 22 agosto 2009

Giunta Incalza: Per avere meno critiche occorrono fatti (a cura di Pompeo Molfetta)


Giunta Incalza: Per avere meno “critiche” occorrono “fatti”


Il neo-assessore Delli Noci, in un suo recente comunicato, si è prodotto in una dotta dissertazione sul valore politico dell’uomo Incalza, verosimilmente per ottenere una sorta di “dispensa” speciale di critica per lo stesso Sindaco, oggetto di irriverenze e contumelie in vorticosa crescita. Per ottenere questa “indulgenza plenaria” egli richiama con afflato le virtù del Sindaco, ne ricorda la mitezza, la temperanza, la riservatezza ed esalta lo spirito di servizio con cui egli volle nel 2006 prendere su di sé la “croce” del governo per affrancare questa città dalle nefandezze commesse dai comunisti e riportare la pace e la prosperità fra la sua gente. Ecco l’uomo “aristotelico”: animale politico per eccellenza che riassume in se il concetto della polis, che ripone in sé la responsabilità dell’organizzazione sociale, del destino della comunità che governa.
Mi pare una visione monocratica e paternalista della cosa pubblica che pone in stato di subalternità partiti, rappresentanze sociali e singoli cittadini: una visione insomma fortemente antidemocratica che contestiamo. E’ forse in virtù di questa concezione che il nostro Sindaco si ostina continuamente a prendere le distanze dalla politica e dalle sue complicate articolazioni come i partiti e le Istituzioni? Per questo talvolta si fa beffa delle opposizioni e talvolta del Consiglio Comunale? Per questo le critiche sembrano atti di lesa di lesa maestà?
Noi chiediamo: è possibile essere dispensati da questo sermone domenicale? Si può una volta per tutte prescindere da valutazioni personali sul Primo cittadino che sono inopportune sia quando sono di segno negativo e vengono dall’opposizione, sia quando sono di segno positivo e vengono da suoi collaboratori? Al Sindaco è dovuto il massimo del rispetto istituzionale, così come a qualunque cittadino è dovuto il diritto di critica e di giudizio politico sull’esercizio delle sue funzioni. O qualcuno pensa che sarebbe meglio non disturbare il macchinista anche quando sta facendo deragliare il treno? E qui, a nostro giudizio, siamo già al disastro ferroviario.
Apprendiamo, per esempio, che l’Amministrazione comunale ha tenacemente difeso la nomina del progettista designato per i lavori di “maquillage” della villa comunale, rivendica la correttezza procedurale seguita e la congruità del compenso destinato. Secondo questo comunicato l’Amministrazione avrebbe elaborato, per mano di una dirigente innominata, un primo avviso pubblico che è stato immediatamente sconfessato e annullato dalla commissione giudicatrice presieduta dal capo settore ing. Fischetto, il quale ha successivamente decretato una nuova procedura di selezione cui sarebbero stati chiamati a partecipare cinque professionisti. Tra questi è stato scelto l’arch. Mingolla per aver presentato la proposta economicamente più vantaggiosa. Se così stanno le cose la procedura anche se legittima è certamente assai bizzarra e tortuosa, un intrigo in cui è sembra nota la soluzione finale ma non si sa come raggiungerla. Che aveva di inqualificabile il primo avviso pubblico? Perché prima di pubblicarlo qualcuno non si è incaricato di controllarlo o comunque non è stato poi corretto e ripresentato?
Nonostante questa montagna di dubbi, io in questo caso, non invocherò la questione morale e non andrò neanche a “sfrucugliare” fra le carte, scegliete chi volete purché ci sia risparmiata la favola della trasparenza, dell’equità, della legittimità procedurale perché il Sindaco e la sua Giunta fanno esattamente come fan tutti e forse un pochino peggio.
Infine ci tocca ribadire che sarebbe stato molto meglio indire un concorso di idee, con un budget finanziario prestabilito, e far scegliere alla città il progetto più adeguato per il rifacimento di un bene “simbolo” dell’intera comunità come la Villa Comunale, che questa Amministrazione ha discutibilmente voluto ritenere priorità assoluta destinando una cospicua fetta dell’avanzo di bilancio. Cosa accadrà quando l’architetto nominato presenterà il suo progetto se non sarà di gradimento collettivo? Lo rifarà? Lo modificherà su impulso dei cittadini? Con quali modalità? O, come temiamo per un minimo di conoscenza dei soggetti coinvolti, ci troveremo di fronte ad una “creazione” di discutibile gusto, economicamente sproporzionata e quindi praticamente irrealizzabile?
Non è forse questa, per lo stimato assessore al ramo Delli Noci, l’occasione per passare dalle “parole” ai “fatti” e guadagnarsi sul campo stima e considerazione?


Mesagne, 20 agosto 2009

Pompeo Molfettacapogruppo consiliare A Sinistra \ Movimento per la Sinistra

lunedì 6 aprile 2009

RINNOVATO IL CONTRATTO DI LOCAZIONE DELL'ARCHIVIO

Rinnovato il contratto di locazione dell’Archivio

La Giunta Municipale nel luglio scorso, con delibera n° 126/08, rinnovò il contratto di locazione dell’immobile che ospita l’Archivio Comunale in via Falces per altri sei anni (fino al 30/3/2015) al canone mensile di 2.300 euro, 500 euro in più al mese rispetto al contratto precedente. Questa decisione provocò la ferma condanna da parte dell’opposizione che riteneva, come ritiene, quella spesa uno sperpero di denaro pubblico a fronte di una disponibilità evidente di immobili comunali non ancora, o non adeguatamente, utilizzati come la Scuola Media Marconi, Palazzo Piazzo..ecc. L’opposizione accusò altresì l’Amministrazione di aver prodotto un atto intempestivo e compiacente poiché anticipava di ben otto mesi la scadenza naturale del contratto e concedeva al proprietario un aumento non certo da equo-canone. Queste osservazioni, il dibattito che ne seguì, il clamore che la cosa destò sulla stampa locale provocarono evidente imbarazzo nella maggioranza e nel Sindaco che perciò, in Consiglio Comunale, assunse formalmente l’impegno di cercare da subito soluzioni alternative e più economiche.
L’impegno solenne evidentemente non ha prodotto i frutti sperati poichè alcuni giorni fa l’Amministrazione, con Determinazione n°142, ha formalizzato il rinnovo del contratto alle condizioni precedentemente pattuite. Ma quel che più duole e che nel frattempo l’Archivio non ha conosciuto nessuna iniziativa di promozione e rilancio, così che quel luogo, immaginato come una sorta di cenacolo culturale, come centro vitale di incontro e confronto di cittadini e studiosi con la nostra storia, continua a restare chiuso o deserto.
Mesagne, 4 aprile 2009

Pompeo Molfetta
Capogruppo A Sinistra \ Movimento per la Sinistra

domenica 29 marzo 2009

LA GIUNTA INCALZA E "LA MOSSA DEL CAVALLO"


La Giunta Incalza e “ la mossa del cavallo”

La crisi interna alla maggioranza di centrodestra nel Comune di Mesagne evoca la più classica delle mosse degli scacchi. La “regina” ( si fa per dire ) della Giunta Incalza, cioè l’assessore Magrì, messo alla berlina dalla sua stessa maggioranza e più volte minacciato di essere defenestrato dalla Giunta stessa, trova fra i consiglieri comunali un alleato: il suo “cavallo” ( mi perdonerà il dr. Grassi per l’irriverenza) e con esso mette sotto scacco il “re”. Questa mossa rende del tutto inutile la annunciata verifica di governo poiché è chiaro fin da adesso che nulla può essere toccato negli assetti istituzionali poiché se salta la regina salta anche il re: scacco matto e tutti a casa.
Quindi la baruffa di queste settimane, le intenzioni manifestate di andare verso un chiarimento politico, le aspettativa di un rimpasto di governo in grado di rilanciare una attività amministrativa che langue nella confusione, sono state azzerate dalla “mossa del cavallo”. Da questa vicenda emerge con chiarezza sconcertante che l’unico collante che tiene insieme le forze di centro destra è il potere e la stramaledetta paura di perderlo. Si sono praticamente disciolte come neve al sole, dopo neanche un anno di esistenza, le liste civiche “Mesagne Incalza” e Progetto Mesagne” per il fatto molto semplice che esse erano minate alla base dalle ambizioni personali e perché non avevano, come non hanno, alcuna matrice politica o ispirazione ideale di riferimento. Il mentore politico del centro-destra, cioè il consigliere Distante che ha lanciato la carica per avviare un processo di pseudo-moralizzazione nella pratica di governo, non centrerà l’obiettivo del rimpasto semplicemente perché questa battaglia non è nelle corde, né nella cultura del centrodestra.
Il Sindaco Incalza resterà, volente o nolente, intrappolato nella sua Giunta costretto in un ruolo di vacuo moderatismo che non riesce a trasmettere né alla sua maggioranza litigiosa né al suo governo spregiudicato. Intanto la città bivacca in attesa che si compia un cambiamento che al momento non è all’orizzonte salvo che non lo determini la gente con l’unico strumento di democrazia che ancora resiste e cioè il voto.


Mesagne, 29 marzo 2009
Pompeo MolfettaCapogruppo consiliare A Sinistra \ Movimento per la Sinistra

domenica 22 marzo 2009

MESAGNE: PER I MORTI NOSTRI

Mesagne: Per i morti nostri

Abbiamo più volte lanciato inutilmente l’allarme, insieme a tanti cittadini, sulla possibilità che si possa determinare a breve l’esaurimento dei loculi nelle tombe comunali. Ebbene questa funerea previsione va concretizzandosi prima del previsto poiché anche l’ultima “stecca”, edificata a ridosso del muro perimetrale su viale S. Lucia sta per esalare l’ultimo respiro, mentre sono ormai ridotti al lumicino i loculi liberi nelle confraternite e nelle tombe sociali. Di qui a qualche mese dunque nel cimitero di Mesagne ci saranno solo posti in piedi.
Legittima dunque la preoccupazione di tanti cittadini per lo più anziani che alle ristrettezze di una vita sempre più grama ora aggiungono l’incertezza di una morte senza sepolcro. Questa situazione, davvero drammatica, richiede risposte urgenti e non oltre derogabili e sebbene alcune disposizioni siano state avviate nulla sembra concretizzarsi. E’ stata progettata e regolarmente appaltata da tempo la realizzazione di un'altra “stecca” da 110 loculi da edificarsi su viale Ghandi, ma l’inizio dei lavori, per ragioni a me non note, tarda a venire.
Deve essere poi predisposto con urgenza un piano generale delle esumazioni dal campo III° e delle estumulazioni dalle confraternite e dalle tombe comunali. Questo piano, portato a termine, offrirebbe un discreto numero di nuove sepolture ma per compiersi deve essere scandito per lo meno in un tempo non inferiore ai due anni poiché è verosimile che molte salme riesumate necessitino di ulteriore tempo di sepoltura. Ma anche su questo fronte, nonostante le molte sollecitazioni, nulla si muove. Nel frattempo, bisogna assolutamente implementare la dotazione dei loculi esistenti magari prevedendo, ove possibile, ulteriori ampliamenti o sopraelevazioni delle tombe comunali.
Questi provvedimenti, semmai attuati, avrebbero comunque carattere emergenziale e non escluderebbero in nessun modo la prospettiva di ampliare il cimitero secondo il progetto preliminare adottato nella precedente legislatura e poi impantanatosi nelle sabbie mobili del project-financing. Su questo aspetto e sulle centinaia di richieste di tombe gentilizie giacenti presso gli Uffici Comunali il governo attuale sembra aver posto un silenzio tombale. Sarebbe infine interessante sapere a quale ambito di responsabilità politica ed amministrativa appartengono oggi i servizi cimiteriali, giacchè nella ripartizione della nuova pianta organica questa voce è sparita del tutto così che restano formalmente ignoti il dirigente e l’assessore che si dovrebbero occupare del cimitero. Su queste questioni, su cui vi è grande attenzione e viva preoccupazione, chiediamo risposte chiare e tempi certi a meno che non si abbia in animo, sulla scia dell’ottimismo pervasivo del “grande-capo” alla guida del governo nazionale, di promettere ai Mesagnesi la vita eterna.

Mesagne, 21 marzo 2009
Pompeo MolfettaCapogruppo consigliare A Sinistra \ Movimento per la Sinistra

domenica 1 marzo 2009

A DON SAVERIO

A don Saverio

Se ne stava li, nella sua ultima dimora, con una specie di sorriso spento sul volto di cera sotto il cappello da prete. Immobile con le nocche delle dita incrociate sulla sua tunica da prete, con le sue grandi scarpe nere lucide piantate verso il cielo. Nell’ora della tua morte ti giunga, caro don Saverio, l’abbraccio affettuoso delle mille “fiamme bianche, gialle e rosse” che sono cresciute all’ombra della tua veste, sotto la clemenza delle tue carezze e la bonaria severità dei tuoi rimbrotti.
La tua morte come la tua vita appartiene a questo popolo, alla sua storia, alla memoria di una stagione bella e generosa, di un tempo che fu gravido di grandi ideali e di belle speranze in un Italia che risaliva faticosamente la china del dopoguerra per poi tuffarsi negli anni del boom. Io per te ero Asdrubale o forse Menelao, un cucciolo di uomo con le caccole al naso, che si guadagnava l’onore di servire la messa da primo chierichetto nelle gelide mattine del novembre dei morti. Anche oggi, come allora, sento l’odore acre d’incenso intorno al catafalco posto ai piedi dell’altare nel silenzio della commozione e della contemplazione.
Un abbraccio ti giunga dai mille “aspiranti” passati per il Centro Sportivo Italiano come la piena che dilaga verso il mare. Per quelle domeniche alla Messa, con la parola di Dio offerta come una fiaba meravigliosa prima di correre al campo a tifare “Santa Maria; a tifare per quella squadra gloriosa che per ingraziarsi la “Provvidenza” schierava nella linea difensiva i terzini Agnello – Di Dio. Un abbraccio ti giunga per parte dei mille e mille ragazzi di strada che, per non sapere dove andare in tempo di magra e di miseria, hanno consumato il tempo più prezioso nel gioco dei saloni parrocchiali con le racchette di ping-pong tante volte rotte e tante volte pazientemente ricostruite dal legno. Per il mistero di quello straordinario Cristo Risorto che, nella notte della Risurrezione si levava nel frastuono di tric-e-trac da un marchingegno arcano fra lo stupore dei nostri occhi e dei nostri cuori ingenui.
Per le indimenticabili gite di pasquetta a cercare chiese rupestri, ad intrecciare canzoni e giovani amori fra le discese ardite e le risalite di Anacapri, Pugnochiuso, S.Giovanni Rotondo. Per la generosità e la cura con cui hai coltivato la nostra infanzia, la nostra adolescenza, per le adunanze spirituali, per la missione educativa, per la dottrina sociale della Chiesa, per essere stato prete, prete di parrocchia senz’altra digressione, uomo di Dio e della Chiesa senz’altra missione che non fosse d’amore e di carità per la tua gente, per i più piccoli ed i più poveri. Con gratitudine

Mesagne, 1 marzo 2009
Pompeo MOLFETTA




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